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A Forio con Beethoven e Schubert

01 Apr Posted by in Classica Festival 2009 | Comments
A Forio con Beethoven e Schubert

di Massimo Lo Iacono FORIO D’ISCHIA.
Lo slancio di giovani artisti, i pianisti Federica Monti e Fabio Bianco, animatori dell’associazione “Note sul mare” di Forio d’Ischia, l’entusiasmo dell’imprenditoria
aperta alla cultura ovvero di Maria Monte dell’Hotel ”Providence” sempre di Forio, che è “main sponsor” con tanti altri sostenitori meno impegnati per ora,
tutto privato quindi, hanno dato vita ad una prima rassegna di giovani (è ovvio, e di ottimo auspicio) concertisti che si alternano, si direbbe con incoraggiante successo,
dall’inizio alla metà del mese di giugno sulla terrazza panoramica del prestigioso albergo, che sovrasta la Baia di Citara.
Sobria l’etichetta della passerella di talenti in ascesa, “Classica Festival”, ed il bel recital di Andrea Francesco Solinas, di Sassari, al suo esordio dalle nostre parti, proprio
è stato un concerto di purissimo classicismo con due sonate di Beethoven ed una di Schubert: una locandina tutta viennese finalmente, poco consueta soprattutto
per un solista poco più che ventenne.
Un programma invernale in realtà, che sullo sfondo del mare e del cielo, quali Beethoven e Schubert cantarono e sognarono ma mai videro, mostrava cieli dell’anima
in contrappunto a quello dei sensi. Nessuna delle altre serate in cartellone, nell’incalzante ritmo di una manifestazione ogni due giorni è classica del pari, con
aperture infatti all’operetta, al tango, all’impressionismo simbolismo, a varie seduzioni colore e di atmosfera, etc. Hanno suonato i padroni di casa all’inaugurazione, comprensibilmente, poi il duo Canarini-Adriani, ed a seguire suoneranno i duo D’Atri-Sciarretta, Dacrelee-Scibilia-Palazzo, Radivo-della Porta, con ancora un recital di solo
pianoforte affidata a Renata Benvegnù. Artisti della nostra terra e di altra formazione dunque ci sono, favorendo la circolazione dei talenti, delle esperienze.
La singolare ed apprezzabile scelta dell’artista sardo, con grande capacità di abbandonarsi alla melodia, che scaturisce dalla continua sua esperienza dell’accompagnare
cantanti e da un complessiva ampia cultura, ha fatto gustare le sonate op.10 n.3 e op.90 di Beethoven, proposte come la successiva lunghissima sonata op.42 di
Schubert con rara trasparenza nel canto, si direbbe riflesso del suo limpido sguardo, che pure si fa cupo e teso all’inizio di ogni movimento.
Però la musicalità, la sicura competenza la vincono sulla preoccupazione, e le pagine complesse ed articolare scaturiscono dalle sue mani, in modo piano e
denso. Il suono è plastico, generoso e terso, sbalzato con giovanile baldanza, che negli anni sarà dal tempo volto a più meditative soluzioni.
Il chiaroscuro prenderà il posto dell’affermativa enunciazione ottimistica della tardissima adolescenza.
In quest’ottica anche la “Gimnopedia” famosa di Satie donata come bis al pubblico plaudente, è stata eseguita con classica compostezza, quasi severità, senza i manierismi consueti.
Fonte: Il ROMA

 


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